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Prendersi cura del sistema linfatico

Prendersi cura del sistema linfatico

Il sistema linfatico, diffuso in tutto l’organismo, è costituito da ghiandole, linfonodi e un’ampia e complessa rete di vasi che a partire dalle estremità risalgono verso il cuore in un decorso parallelo a quello del sistema venoso. Le sue funzioni fondamentali sono il drenaggio dei liquidi, l’assorbimento dei grassi e la protezione dell’organismo dalle infezioni attraverso la risposta immunitaria.

Negli spazi interstiziali che circondano le cellule filtrano tutte le sostanze che, dopo essere arrivate attraverso il sangue (nutrienti, ossigeno, liquidi, sali, ecc…), non vengono assorbite e gli scarti del metabolismo cellulare. Si forma così continuamente liquido in eccesso che prende il nome di linfa. Per evitare che ristagni, la linfa viene opportunamente drenata dai vasi linfatici che nascono come sottilissimi capillari a fondo cieco per poi aumentare di diametro gradualmente nel lungo e superficiale percorso verso il dotto toracico e il dotto linfatico destro dove rientra nel circolo venoso a livello delle vene giugulari. Il dotto toracico raccoglie i vasi provenienti dalla regione superiore sinistra, dalla parete addominale inferiore, dal bacino e dagli arti inferiori mentre il dotto linfatico destro raccoglie la linfa proveniente dalla parte superiore destra del corpo.

La produzione media giornaliera di linfa è considerevole in quanto nel dotto toracico affluiscono da 7 a 10 litri al giorno, con un aumento di volume che si verifica in seguito allo svolgimento di attività fisica. Durante il lavoro muscolare si ha un notevole incremento della pressione sanguigna, con un conseguente maggior passaggio di liquido plasmatico dalle cellule ai capillari linfatici.

La pressione linfatica è molto bassa perciò al fine di impedire il reflusso della linfa, i vasi linfatici di maggior calibro sono provvisti di valvole ravvicinate. Nel suo percorso lungo i vasi linfatici (che normalmente dura dalle 4 alle 5 ore) la linfa si trova ad attraversare i linfonodi cioè ghiandole capaci di produrre i cosiddetti linfociti, una serie speciale di globuli bianchi deputata all’eliminazione dei microrganismi ostili. Quando l’organismo sta combattendo un’infezione i linfonodi accelerano la sintesi e la trasformazione di questi linfociti provoca un aumento di volume delle ghiandole stesse che diventando evidenti e dolenti al tatto (da qui l’espressione di uso comune “avere i linfonodi ingrossati”).

Il sistema linfatico serve quindi a proteggere l’organismo dalle infezioni e a recuperare sia le sostanze utili (ad es. le proteine) filtrate dal sangue e non utilizzate, sia la parte liquida in eccesso evitando così inutili perdite. Serve inoltre a veicolare le sostanze tossiche prodotte dalle cellule, dalla periferia agli organi di depurazione (fegato, reni, polmoni, linfonodi).

A differenza del sangue, la linfa si muove dal basso verso l’alto sfidando la forza di gravità e scorre nei vasi mossa e sostenuta dall’azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa per la linfa. Di conseguenza quando tale azione viene meno, per esempio a causa dell’eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti. Ecco spiegato come mai per esempio, piedi e caviglie si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. Per lo stesso motivo, quando la gamba è immobilizzata da una ingessatura occorre mantenerla sollevata al di sopra del livello del cuore (proprio per fare in modo che la forza di gravità agevoli il drenaggio linfatico).

Il ritorno della linfa  viene agevolato e sostenuto anche dalla respirazione che aspira la linfa verso il torace in cui il grosso vaso linfatico terminale (dotto toracico) entra nel circolo venoso sanguigno.

Quando il prezioso sistema di drenaggio linfatico va in tilt si possono accumulare notevoli quantità di liquidi negli spazi interstiziali che creano quel gonfiore detto “edema” che, come ricordato, è la tipica conseguenza dell’immobilizzazione prolungata ma anche di traumi, malattie e interventi chirurgici. L’accumulo delle tossine che ne consegue può portare a una grande varietà di sintomi quali infiammazioni, stanchezza, costipazione, difficoltà di digestione, aumento di peso, gonfiore, mal di testa, malattie stagionali, asma ma anche, a livello emotivo, irritabilità, nervosismo, ansia, malumore ecc.

Per mantenere in salute il proprio sistema linfatico è molto importante svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire l’azione della “pompa muscolare”. Quando questa sana abitudine si associa ad un’alimentazione equilibrata e ad una giusta idratazione le difese immunitarie massimizzano la loro efficacia, impedendo così che il sistema linfatico vada in tilt per il troppo lavoro. Esistono inoltre delle particolari tecniche di massaggio che aiutano il sistema linfatico a drenare più efficacemente il liquido che ristagna nelle zone periferiche (linfodrenaggio manuale) con diffuso effetto antalgico e distensivo.

Riassumendo propongo di seguito alcuni accorgimenti utili a sostenere il buon funzionamento del sistema linfatico che, se praticati con costanza, possono fare la differenza per conquistare e/o mantenere il benessere psico fisico.

  • Svolgere regolarmente attività fisica (yoga, qi gong, passeggiate ecc.)
  • Curare l’alimentazione privilegiando frutta e verdura fresca e di stagione prestando attenzione anche al modo in cui mangiamo (concentrarsi sul cibo e il suo sapore, masticare a lungo, mantenere una giusta postura…)
  • Bere molta acqua, anche sotto forma di infusi.
  • Respirare profondamente, ricordandosi del proprio corpo, ogni volta che è possibile .
  • Prendersi il giusto tempo per ogni attività senza lasciarsi travolgere dallo stress.

 

 

USO DI INTEGRATORI ALIMENTARI

Buoni risultati si possono ottenere con una terapia medica che si avvale di integratori alimentari a base di sostanze drenanti, generalmente di tipo naturale (CUMARINA, ESCINA, BROMELINA, ORTHOSIFON, ecc) che possono esser utilizzati per lunghi periodi e sono privi di effetti collaterali dannosi.

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