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Intestino e Microbiota: l’impatto sul nostro benessere

Intestino e Microbiota: l’impatto sul nostro benessere

L’intestino

L’intestino è una porzione dell’apparato digerente, ed è diviso in due tratti: l’intestino tenue e l’intestino crasso. Dalla lunghezza di ben 7 metri e dal diametro di circa 4 centimetri, l’intestino tenue ha il ruolo di terminare il processo di digestione e di iniziare l’assorbimento dei principali nutrienti introdotti attraverso gli alimenti.

Microbiota: l’amico dell’intestino

Il ruolo dell’intestino va ben oltre la digestione. È infatti la sede del nostro microbiota intestinale, una comunità unica di microrganismi, che svolgono numerose funzioni per la salute del nostro organismo.

Ma quali sono le funzioni del microbiota?  Questa importante comunità dei microrganismi, invisibile all’occhio umano, è capace di sintetizzare per noi vitamine (come la vitamina K, importante per ossa e coagulazione sanguigna, e i folati, ovvero la vitamina B9) e altre sostanze che aiutano il nostro organismo a svolgere le proprie funzioni quotidiane, come ostacolare l’attacco di potenziali patogeni e allergeni o supportare la peristalsi intestinale.

Un lavoro di squadra

Il fatto sorprendente è che questa enorme quantità di microrganismi non lavora da sola, ma è in continua comunicazione con le nostre cellule, in modo da agire proprio a seconda di quello che succede nel nostro organismo.

La flora intestinale: il giardino segreto dell’intestino.

L’utilizzo della parola “flora”, per fare riferimento ai microrganismi intestinali, è entrato da tempo a far parte del linguaggio comune. Il termine è ben presto spiegato: proprio come le erbacce, infatti, i microrganismi competono per lo spazio e le sostanze nutritive di un giardino, privando le piante sane della fioritura. Stesso discorso a livello intestinale, dove un microbiota intestinale in salute è in una condizione di eubiosi (di equilibrio).

 

Microrganismi buoni VS Microrganismi cattivi

Prova a indovinare quanti microrganismi vivono dentro e sopra il tuo corpo.

La risposta ti sbalordirà: oltre 100 trilioni.

Alcuni stanno sulla tua pelle, altri nella tua bocca e nel tuo naso, ma la maggior parte vive nel tuo intestino. L’intestino può contenere fino a 1.000 specie diverse di microrganismi. Quelli buoni ci aiutano a neutralizzare le tossine e a inibire la proliferazione delle specie potenzialmente nocive.

 

È una questione di equilibrio

Per mantenere un microbiota intestinale in salute è in una condizione di eubiosi (di equilibrio) si ricorre all’uso quotidiano dei probiotici.

Tra i probiotici non batterici, al primo posto si trova il Saccharomyces boulardii, un lievito particolare non di origine umana e sul quale sono stati condotti numerosi studi scientifici e clinici per identificare e dimostrare gli effetti benefici nella salute dell’uomo.

 

Saccharomyces boulardii: definizione e caratteristiche

Il Saccharomyces boulardii (SB; famiglia Saccharomycetaceae, divisione degli ascomiceti del regno dei funghi) è un lievito, che la nomenclatura internazionale standard definisce come subspecie del lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) ma dal quale si differenzia per caratteristiche tassonomiche, metaboliche e genetiche: per certi aspetti le differenze sono tali da permettere oggi di considerare il SB come specie separata all’interno della sua famiglia.

Il SB è stato isolato ed identificato per la prima volta negli anni 20 del secolo scorso, dallo scienziato e microbiologo Henri Boulard, dai frutti di litchi e mangostana. Da allora, numerosi studi scientifici sono stati indirizzati a dimostrare gli effetti antimicrobici ed antiinfiammatori del SB, a livello dell’apparato gastro-intestinale dell’uomo, e in particolare gli effetti benefici nel trattamento dello stato diarroico acuto, subacuto e nelle manifestazioni croniche delle sindromi da malassorbimento intestinale (leaky gut).

Il Saccharomyces boulardii presenta alcune caratteristiche che permettono di considerarlo un probiotico, anche se non fa parte del microbiota umano:

  • resiste ai succhi gastrici e biliari umani, transita indenne lo stomaco e arriva nell’intestino dove rimane vitale e raggiunge le concentrazioni stabili di sviluppo dopo 3 giorni
  • si sviluppa e cresce a una temperatura insolita per un fungo, ovvero a 37°c,
  • non è sistemico e non produce colonie nell’uomo: in seguito all’assunzione del probiotico, ne è stata dimostrata la presenza nel solo lume intestinale, presenza che diminuisce e sparisce del tutto in 5-7 giorni dall’interruzione della somministrazione (McFarland, 2010)
  • date le dimensioni celle cellule, di circa 10 volte superiori a quelle delle cellule batteriche, il SB dimostra capacità di competitività per i substrati dell’ospite, con effetto ‘’calamita’’ per i patogeni (ai quali impedisce l’attecchimento e la formazione di colonie) e le loro tossine

I meccanismi d’azione di Saccharomyces boulardii come spazzino dell’intestino

Numerosi studi scientifici e clinici hanno messo in luce i meccanismi d’azione con i quali il SB esplica le sue azioni nell’intestino nell’uomo e che gli hanno regalato il nome di ‘’fermento lattico spazzino’’:

  • attività antibatterica diretta: per l’effetto calamita (la cellula del lievito adsorbe e fissa sulla sua superficie la cellula batterica inibendone l’adesione sulla mucosa intestinale dell’ospite oppure lo sviluppo dei filamenti batterici) e per il rilascio di sostanze con effetto antibatterico (mannosio, glicoproteine, enzimi come fosfatasi o proteasi)
  • attività antiinfiammatoria:
  1. per secrezione e rilascio di sostanze ad azione trofica, come la secrezione di poliammine che inducono l’attivazione della sintesi e rilascio di enzimi e proteine carrier sulla superficie della membrana intestinale (il corredo enzimatico del brush border intestinale);
  2. per regolazione inibitoria della sintesi e rilascio di molecole pro-infiammatorie come interleukine e fattori di crescita tumorale – TNFα, INFα;
  3. per attività diretta di riformare l’integrità della superficie epiteliale, tramite effetto di accelerazione della migrazione in superficie di nuovi enterociti , sotto comando della regolazione dinamica della integrina α2β1 (glicoproteina integrale di membrana, coinvolta nei processi di integrazione della matrice extracellulare)
  • attività immunomodulatoria: per inibizione dell’attività delle cellule dendritiche (qui il SB inibisce il rilascio di citochine e l’innesco della sintesi di cellule T) e per aumento di sintesi di immunoglobuline A

Nonostante oggi si sappia molto sui meccanismi d’azione, sul metabolismo e sulla biochimica del Saccharomyces boulardii, sono in corso numerosi altri studi scientifici e clinici per scoprire ed approfondire tutti gli aspetti non ancora del tutto chiari o sconosciuti di questo lievito particolare.

 

Le indicazioni d’uso del Saccharomyces boulardii

L’integrazione nelle terapie farmacologiche con integratori alimentari e nutrizionali contenenti miscele di probiotici quali Saccharomyces boulardii, lattobacilli si è dimostrata utile in:

  • prevenzione della diarrea associata alla terapia antibiotica, sia nel bambino che nell’adulto
  • cura complementare della diarrea nelle gastroenterocoliti da Clostridium difficile (batterio correlato nel 90% alla diarrea da antibiotico e in oltre un terzo delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino)
  • cura complementare nelle infezioni da rotavirus
  • prevenzione e cura della diarrea del viaggiatore
  • cura complementare della sindrome diarroica cronica nei pazienti immunocompromessi (HIV, HCV)
  • cura dei sintomi acuti e prevenzione delle recidive nella sindrome del colon irritabile e malattie infiammatorie croniche dell’intestino (malattia di Crohn, sindrome da leaky gut, sindrome da malassorbimento indotta da terapie e interventi farmacologici forti come radio e chemioterapia)
  • cura e prevenzione delle recidive nelle vulvo-vaginiti e candidosi vaginali della donna, a tutte le età.

 

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