1096
post-template-default,single,single-post,postid-1096,single-format-standard,theme-stockholm,stockholm-core-2.2.6,woocommerce-no-js,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-8.5,ajax_fade,page_not_loaded,popup-menu-slide-from-left,smooth_scroll,,qode_menu_,qode-single-product-thumbs-below,wpb-js-composer js-comp-ver-6.6.0,vc_responsive
Title Image

Come posso contrastare, soprattutto in questo periodo caldo, i sintomi incalzanti della Malattia Venosa Cronica?

Come posso contrastare, soprattutto in questo periodo caldo, i sintomi incalzanti della Malattia Venosa Cronica?

La malattia venosa cronica degli arti inferiori racchiude nella sua definizione un insieme di condizioni di grande rilevanza medica e socio-sanitaria, caratterizzate da segni e sintomi variabili per tipo, severità e impatto sulla qualità di vita del paziente. Sono sotto-diagnosticate, ma molto diffuse, e colpiscono di più le donne a causa degli ormoni, delle gravidanze e, banalmente, dei tacchi alti. Hanno elevata prevalenza, tendenza a evolvere verso quadri complessi e, cosa non trascurabile, un impatto estetico molto negativo.

Insufficienza venosa cronica

Negli stadi avanzati s’instaura l’insufficienza venosa cronica,disturbo funzionale dell’emodinamica delle gambe, caratterizzato da ipertensione venosa con un corteo di segni e sintomi tra cui varici, edema, dolore, alterazioni del trofismo cutaneo, ulcerazioni. Tutto nasce da anomalie nella funzione delle valvole o da alterazioni della parete delle vene che permettono il reflusso del sangue verso il basso con aumento della pressione nel sistema venoso degli arti inferiori; se la condizione si protrae, le valvole perdono gradualmente la loro funzionalità, l’ipertensione si aggrava (gonfiore, dilatazione dei vasi e varicosità) e si innescano fenomeni infiammatori che, in un circolo vizioso, perpetuano la disfunzione e fanno progredire la patologia. L’infiammazione, in ogni caso, è il cuore del problema perché i leucociti aderiscono alla parete venosa liberando mediatori ed enzimi proteolitici che la danneggiano e rendono le valvole incontinenti.

Terapia farmacologica e obiettivi

La terapia farmacologica nel trattamento della malattia venosa cronica deve mirare contemporaneamente a due obiettivi:

1) combattere le alterazioni del microcircolo e del circolo venoso, ripristinando l’omeostasi micro-circolatoria, aumentando il tono venoso e il drenaggio linfatico, migliorando l’emoreologia, riducendo la filtrazione, eliminando i manicotti di fibrina peri-capillari.

2) contrastare l’infiammazione e la degenerazione strutturale dei vasi, inibendo le molecole d’adesione, bloccando i mediatori d’infiammazione, antagonizzando l’effetto dei radicali liberi e dello stress ossidativo.

I farmaci, insieme all’elasto-compressione e alla correzione di comportamenti e stili di vita sbagliati, possono alleviare la sintomatologia e contenere il problema negli stadi iniziali; nei casi più gravi, però, può essere necessario intervenire in modo invasivo con il trattamento sclerosante o lo stripping chirurgico delle vene patologiche.

 

Molecole utilizzate nel trattamento della malattia venosa cronica

I bioflavonoidi sono molecole naturali molto utilizzate in quest’ambito: la diosmina (soprattutto se micronizzata), la rutina (e i suoi derivati oxerutinaetroxerutina) e l’esperidina sostengono il tono venoso bloccando l’inattivazione della noradrenalina mentre a livello del microcircolo aumentano la resistenza capillare e diminuiscono la frazione di filtrazione; queste azioni sono condivise in parte dalle saponine del rusco che sono peraltro anche agonisti diretti dei recettori adrenergici vasali α1.sa cronica.

 

Escina e proantocianidine (ad esempio le OPC da semi d’uva) agiscono soprattutto sul microcircolo.

L’unico bioflavonoide ad azione davvero multi-target nella malattia venosa cronica è la diosmina: da sola o in associazione a rutina ed esperidina sostiene il tono venoso prolungando l’azione della noradrenalina, migliora il microcircolo, stimola il drenaggio degli edemi e aumenta il numero di vasi linfatici, ha azione antinfiammatoria e anti-adesiva. Per l’efficacia e l’ottima tollerabilità la diosmina micronizzata è probabilmente il composto-leader tra i bioflavonoidi vasoattivi.

I triterpeni del fito-complesso di Centella asiatica sono antinfiammatori, stabilizzano le fibre di collagene ed elastina, stimolano la biosintesi di glicosaminoglicani, hanno azione angiogenetica, favoriscono la guarigione delle ferite e delle ulcere, supportano la funzionalità del microcircolo. Studi pre-clinici hanno evidenziato la loro efficacia nell’indurre la sintesi di collagene da parte di fibroblasti umani in coltura nonché l’aumento di fibronectina, proteina di struttura importante per la tenuta della parete venosa; regolarizza anche la struttura del tessuto connettivo della guaina perivascolare, riduce la sclerosi e l’indurimento e migliora il flusso di sangue negli arti.

La cumarina del meliloto ha un’azione specifica a livello linfatico favorendo la degradazione da parte dei macrofagi degli accumuli di macromolecole proteiche nel comparto extracellulare perivascolare. La loro scissione produce molecole di dimensioni inferiori che possono essere drenate con conseguente riduzione dell’edema. La cumarina, peraltro, sembrerebbe stimolare la contrazione delle fibrocellule dei vasi linfatici e possedere anche un certo effetto antinfiammatorio.

La pentossifillina ottimizza la reologia del sangue, migliorando la perfusione dei tessuti e lo scambio metabolico a livello del microcircolo; ha azione fibrinolitica, inibisce l’aggregazione piastrinica, contrasta l’attivazione leucocitaria. Ne è suggerito l’uso, sia sistemico che topico, in presenza di ulcere vascolari.

Non trascurabile è il contributo della vitamina C, che ha ottenuto un claim EFSA per gli effetti favorevoli sulla biosintesi del collagene vasale e che contribuisce con la sua azione antiossidante ad attenuare gli effetti endoteliali dell’eccesso di radicali liberi (sia ossigenati che azotati).

wp