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KELATROX MICROEMULSIONE

EMOSIDEROSI

 

Emosiderosi significa letteralmente “patologia dell’emosiderina”. L’emosiderina è una forma di deposito stabile parenchimale del ferro da cui si originano le patologie da sovraccarico di ferro che interessano vari “organi/tessuti bersaglio”.

Nella malattia venosa cronica la microangiopatia secondaria a stasi venosa cronica, determina tutta una serie di alterazioni tra cui edema, accumulo di ferro (emosiderina), attivazione melanocitica (iperpigmentazione), deposito di fibrina pericapillare, attivazione della cascata infiammatoria, che concorrono a determinare diminuzione dell’apporto di ossigeno ai tessuti ed evoluzione dell’infiammazione in cronica. L’edema e l’infiammazione, provocata dai depositi di emosiderina, causano la lipodermatosclerosi che evolve con una fase infiammatoria acuta con cute eritrosica e desquamante (ipercheratosica) associata ad edema ed intenso dolore; l’arto appare a collo di bottiglia rovesciata e subisce importanti alterazioni della pigmentazione e degli annessi cutanei, lo stadio cronico successivo è caratterizzato da fibrosi, da presenza di calcificazioni ed infine da lesioni ulcerative.

Oltre alla lipodermatosclerosi, sovraccarico di ferro, edema ed infiammazione sono presenti anche nei casi di ecchimosi, ecchimosi postoperatorie, discromie emosideriniche postscleroterapia, discromie emosideriniche da IVC (stadi avanzati CEAP C4-C6), ulcere venose, discromie ematomelaniniche ulcerose, alterazioni ulcero distrofiche (ulcere varicose, piaghe da decubito, ragadi eccetera), ustioni, ferite postoperatorie, ritardi cicatriziali di ferite, terapia post laser, laser per epilazione.

EMOCROMATOSI

 

L’emocromatosi è una malattia determinata da difetti nei meccanismi di regolazione del metabolismo del ferro che conducono al progressivo accumulo di ferro nell’organismo. Se non diagnosticata e trattata in tempo può provocare danni anche seri a fegato, pancreas e cuore, alle ghiandole connesse alla sfera sessuale e alle articolazioni. Esistono due forme della malattia: una ereditaria, che è quella più diffusa, e una secondaria, dovuta a cause diverse.

Esistono quattro forme di emocromatosi ereditaria (detta anche emocromatosi primitiva o emocromatosi idiopatica), note con i nomi di emocromatosi di tipo 1, di tipo 2, di tipo 3 e di tipo 4. L’emocromatosi di tipo 2, conosciuta anche come emocromatosi giovanile, è una forma piuttosto severa che insorge precocemente e, se non trattata, può portare alla morte entro i trenta anni di età.
La patologia può però avere alla base diverse altre cause – malattie come le anemie sideroblastiche, la talassemia e l’epatopatia alcolica – oppure altre condizioni come l’eccessiva assunzione di ferro: in questi casi si parla di emocromatosi secondaria.

L‘eccesso di ferro nell’organismo può arrivare a provocare gravi danni come cirrosi epatica, diabete, scompenso cardiaco, aritmie, artropatie e osteoporosi. Nell’uomo può portare a impotenza e nella donna all’amenorrea, e in entrambi può provocare la sterilità. L’organo che soffre maggiormente per l’accumulo di ferro è il fegato: nei soggetti con emocromatosi, infatti, il rischio di sviluppare malattie epatiche come cirrosi, fibrosi e carcinomi è superiore a quello della popolazione sana.

Ad eccezione dell’emocromatosi di tipo 2, caratterizzata da insorgenza precoce e severa, generalmente la sintomatologia dell’emocromatosi fa la sua comparsa dopo i 40-50 anni di età: il ferro svolge infatti la sua azione tossica in modo lento e progressivo, per questo motivo la malattia non presenta sintomi specifici nelle prime fasi e si manifesta solo negli stadi avanzati, quando spesso i danni sono ormai gravi. Il sintomo più caratteristico è la colorazione della pelle, che acquista tonalità bronzee. Altri sintomi sono stanchezza, dolori articolari, perdita della libido, dolori addominali, ipogonadismo, diabete, aumento di volume del fegato (epatomegalia).